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	<title>Viaggio di una Naturalista intorno al Web &#187; Specie invasive</title>
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	<description>sito-blog di Francesca Birardi</description>
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		<title>Carpobrotus edulis, il fico degli Ottentotti</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 13:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flora terrestre]]></category>
		<category><![CDATA[Carpobrotus]]></category>
		<category><![CDATA[Fico degli Ottentotti]]></category>
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		<description><![CDATA[[Ordine: Caryophyllales; Famiglia: Aizoaceae; Genere: Carpobrotus]
Al genere Carpobrotus (che deriva dal greco carpos, che significa frutto, e brotos, che vuol dire commesitibile) appartengono molte specie di piante succulente (le cosiddette &#8220;piante grasse&#8221;) originarie del Sud Africa, che però hanno colonizzato anche i nostri litorali e sono molto diffuse lungo le coste maremmane.
Una specie che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Ordine: Caryophyllales; Famiglia: Aizoaceae; Genere: Carpobrotus]</p>
<p><a href="http://www.netcomspace.com/vianatweb/wp-content/uploads/2009/07/carpobrotus_edulis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-69" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px; float: left;" title="carpobrotus_edulis" src="http://www.netcomspace.com/vianatweb/wp-content/uploads/2009/07/carpobrotus_edulis.jpg" alt="" width="243" height="182" /></a>Al genere Carpobrotus (che deriva dal greco <em>carpos</em>, che significa frutto, e <em>brotos</em>, che vuol dire commesitibile) appartengono molte specie di piante succulente (le cosiddette &#8220;piante grasse&#8221;) originarie del Sud Africa, che però hanno colonizzato anche i nostri litorali e sono molto diffuse lungo le coste maremmane.</p>
<p>Una specie che si ritrova frequentemente sulle nostre spiagge è il <em>Carpobrotus edulis</em>, che è comunemente conosciuto con il nome di &#8220;Fico degli Ottentotti&#8221;, così chiamato in onore del gruppo etnico che vive in Africa sudoccidentale e che si ciba del frutto di questa pianta. Il frutto, dall&#8217;aspetto rugoso, ha colore bruno, forma allungata e un sapore acidulo. Alle nostre latitutini queste piante cominciano a fiorire ad Aprile; i fiori sono abbastanza grandi ed hanno una colorazione vivace che va dal rosa al giallo.</p>
<p>I Carpobrotus prediligono i terreni sabbiosi e formano dei tappeti molto fitti ed estesi per mezzo delle loro foglie carnose a sezione triangolare. Molto spesso mostrano un comportamento invasivo: infatti la loro fitta copertura può arrivare addirittura a &#8220;soffocare&#8221; le altre piante già presenti in un dato areale, portandole alle morte.</p>
<p>Una curiosità: si dice che il succo di questa pianta abbia proprietà antidolorifiche e disinfiammanti, che sarebbero molto efficaci contro le lesioni provocate dalle cnidociti (cellule urticanti) delle meduse.</p>
<p>[nella foto: <em>Carpobrotus edulis, </em>© F.Birardi]</p>
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		<title>Le caulerpe, l’indigena e le aliene</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 07:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Flora marina]]></category>
		<category><![CDATA[Biologia marina]]></category>
		<category><![CDATA[Caulerpa prolifera]]></category>
		<category><![CDATA[Caulerpa racemosa var. cylindracea]]></category>
		<category><![CDATA[Caulerpa taxifolia]]></category>
		<category><![CDATA[Specie aliene]]></category>
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		<description><![CDATA[Le caulerpe sono alghe verdi appartenenti al phylum delle Chlorophyta.  Tutte le specie appartenenti al genere Caulerpa hanno uno stolone più o meno affondato nel substrato, che verso il basso produce dei rizoidi (strutture simili a radici ma che hanno la sola funzione di ancoraggio) ben sviluppati, utili ad ancorarsi in fondali molli come sabbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.netcomspace.com/vianatweb/wp-content/uploads/2009/05/caulerpap.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-57" style="float: left; margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="caulerpap" src="http://www.netcomspace.com/vianatweb/wp-content/uploads/2009/05/caulerpap.jpg" alt="" width="200" height="144" /></a>Le caulerpe sono alghe verdi appartenenti al phylum delle Chlorophyta.  Tutte le specie appartenenti al genere Caulerpa hanno uno stolone più o meno affondato nel substrato, che verso il basso produce dei rizoidi (strutture simili a radici ma che hanno la sola funzione di ancoraggio) ben sviluppati, utili ad ancorarsi in fondali molli come sabbia e fango, e verso l’alto delle fronde ad intervalli regolari, che costituiscono il loro tallo (così viene chiamato il “corpo” non specializzato in radici, fusto e foglie delle alghe).</p>
<p>La <em>Caulerpa prolifera</em> (nella foto) è una specie molto comune in Mediterraneo; le sue fronde a forma di foglia laminare la fanno sembrare molto simile alle piante superiori, tanto che a primo sguardo è difficile credere che sia proprio un’alga. All’inizio dell’inverno, lungo le nostre coste, le fronde cominciano a decolorarsi e si distruggono pian piano; lo stolone, invece, rimane vivo e vegeto e sviluppa i nuovi talli nellla primavera successiva. Questo non succede nelle coste sud del Mediterraneo, ad esempio quelle egiziane e marocchine, dove le fronde sono sempre presenti poichè l’escursione termica tra estate e inverno è minore.</p>
<p>Esistono altre due specie di Caulerpa, la taxifolia e la racemosa, che sono entrate da pochi anni in Mediterraneo e per questo sono considerate “aliene“. È detta aliena, infatti, una specie cha ha un’origine esterna rispetto all’ambiente nel quale viene introdotta, cosa che, nella maggior parte dei casi, avviene per mano dell’uomo. Talvolta le specie aliene possono avere un comportamento invasivo, cioè la loro diffusione diventa nociva per le specie indigene che tendono a scomparire e ad essere sostituite dalla nuova specie.</p>
<p>La <em>Caulerpa taxifolia</em> è stata ritrovata per la prima volta davanti all’Acquario di Monaco nel 1984 e si pensa che molto probabilmente alcuni talli di quest’alga siano stati accidentalmente buttati in mare durante le regolari pulizie delle vasche. Appena scoperta, la taxifolia formava una chiazza di pochi metri quadrati; ad oggi è stata segnalata in più di 100 stazioni di monitoraggio sparse in tutto il Mediterraneo.<br />
Il ricoprimento totale fino ad oggi stimato è più di 5000 ettari. Quest’alga verde, chiamata così perchè il tallo assomiglia ad una foglia di tasso, si adatta bene ad ogni tipo di fondale, anche in ambienti scarsamente illuminati tanto che è stata ritrovata anche a 90 metri di profondità, dove in genere le alghe non riescono a sopravvivere a causa della poca luce. La taxifolia forma delle vaste praterie ricoprendo fittamente tutto il substrato e “soffocando” tutte le altre specie algali già presenti; per questo viene definita alga killer.</p>
<p>La varietà di <em>Caulerpa racemosa</em> che si è insediata in Mediterraneo è la <em>cylindracea</em> ed è originaria dell’Australia sud-occidentale; non si sa ancora con certezza come abbia fatto ad entrare nel nostro mare ma si ipotizza che sia passata dal Canale di Suez. Proprio come la taxifolia, essa ha una grande capacità di adattamento e forse è ancora più invasiva dell’altra. Il suo tallo è formato da fronde che hanno un aspetto simile a piccoli grappoli d’uva, e infatti nei paesi anglosassoni viene chiamata grape alga, cioè alga a forma d’uva. Sono ben poche le località mediterranee che ancora non hanno segnalato la presenza di quest’alga verde e l’Argentario, purtroppo, non è fra queste.</p>
<p>La colonizzazione di queste due alghe aliene sta destando molta preoccupazione nella maggior parte dei ricercatori, che sono molto preoccupati per la sorte delle specie mediterranee. Altri studiosi, invece, considerando il fatto che le due alghe si adattano bene anche in ambienti molto degradati, come quelli portuali, pensano che la loro presenza possa riqualificare queste zone dove la possibilità di vita delle specie algali è praticamente nulla.</p>
<p>[Articolo originale su <a href="http://www.acquarioargentario.org/index.php/le-caulerpe-lindigena-e-laliena/">Acquario Mediterraneo dell'Argentario</a>. Nella foto: <em>Caulerpa prolifera</em> © <a href="http://www.acquarioargentario.org/index.php/alessandro-tommasi/" target="_blank">A. Tommasi]</a></p>
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		<title>Status di Caulerpa racemosa all&#8217;Argentario</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 21:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Argentario]]></category>
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		<category><![CDATA[Caulerpa racemosa var. cylindracea]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Liberata]]></category>
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		<description><![CDATA[La Caulerpa racemosa var. cylindracea, alga invasiva che si è insediata in Mediterraneo a partire dagli anni &#8216;90, ha ormai ricoperto quasi tutti fondali dell&#8217;Argentario!
Quest&#8217;alga verde, che è originaria dell&#8217;Australia sud-occidentale, è oggetto di dibattito e discussione tra i ricercatori che operano in Mediterraneo. In particolare i pareri degli esperti sono contrastanti sul fatto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.netcomspace.com/vianatweb/wp-content/uploads/2008/09/caulerpa.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-13" style="float: left; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="caulerpa" src="http://www.netcomspace.com/vianatweb/wp-content/uploads/2008/09/caulerpa.jpg" alt="Caulerpa racemosa" width="97" height="144" /></a>La <em>Caulerpa racemosa</em> var. <em>cylindracea</em>, alga invasiva che si è insediata in Mediterraneo a partire dagli anni &#8216;90, ha ormai ricoperto quasi tutti fondali dell&#8217;Argentario!<br />
Quest&#8217;alga verde, che è originaria dell&#8217;Australia sud-occidentale, è oggetto di dibattito e discussione tra i ricercatori che operano in Mediterraneo. In particolare i pareri degli esperti sono contrastanti sul fatto che la Caulerpa sia o meno dannosa verso le altre specie. Nella spiaggia di Santa Liberata a Monte Argentario, a seguito di due campagne di campionamento che si sono svolte nel biennio 2005-2006, è stato registrato che l&#8217;alga ha semplicemente preso il posto di una prateria mista di <em>Cymodocea nodosa</em>, <em>Nanozostera noltii</em> e <em>Caulerpa prolifera</em>, che era scomparsa alcuni anni prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;alga australiana a causa di un decremento della materia organica nel sedimento dovuto all&#8217;aumento della pressione turistica sulla zona.</p>
<p>Questa ricerca è stata presentata con una comunicazione, che ho effettuato personalmente, al <em>Fifth International Conference on Marine Bioinvasions</em> al MIT di Boston (Cambridge, Massachusetts, USA) nel 2007 e con un <a href="http://www.netcomspace.com/vianatweb/files/poster39SIBM.pdf" target="_blank">poster</a> al <em>39° Congresso della Società Italiana di Biologia Marina</em> (SIBM) (Cesenatico, FC, Italia) nel 2008.<br />
Nel Luglio scorso sono state riprese le ricerche per verificare lo stato dell&#8217;alga invasiva e per indagare se è cambiato qualcosa o meno nel suo comportamento in questi due anni.</p>
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