Viaggio di una Naturalista intorno al Web

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Uova di gattuccio deposte all’Acquario dell’Argentario!

Lieto evento all’Acquario Mediterraneo dell’Argentario di Porto S. Stefano: i gattucci, ospitati in una vasca della struttura, hanno deposto due uova fissandole ad un “ramo” di Gorgonia bianca.

Le uova, dalla forma molto particolare, sono caratterizzate da grossi tuorli avvolti in un guscio corneo molto duro ma trasparente tanto che si può nettamente vedere l’interno e seguire ogni passo dello svilupppo. La schiusa avverrà tra 9-10 mesi: i  gattucci neonati generalmente sono lunghi circa 4 cm e sono subito autonomi.

Le uova rimarrano visibili a tutti i visitatori interessati per tutto il periodo dello sviluppo.
Altre informazioni: qui

[Nella foto: Uova di gattuccio nella vasca dell'Acquario dell'Argentario, © F.Birardi]


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I gattucci

I gattucci (nome scientifico: Scyliorhinus canicula) sono pesci che appartengono alla classe dei Condroitti, che comprende tutte le specie che possiedono uno scheletro cartilagineo, inclusi i grandi squali. Questa specie è molto diffusa nel Mediterraneo e di solito si ritrova su fondali sabbiosi, sia in acque basse che a grandi profondità.

Hanno un corpo allungato e affusolato, un capo schiacciato e una bocca che si apre ventralmente. Il loro corpo è coperto di scaglie e la loro livrea (insieme dei colori e dei disegni delle squame e dell’epidermide dei pesci) è di un beige chiaro cosparso di macchioline nere. Hanno due narici, dette valve nasali, che non servono per respirare (la respirazione avviene per mezzo di 5 o 6 paia di branchie situate ai lati del corpo) ma contengono cellule olfattive che captano la presenza di sostanze odorose disciolte nell’acqua.

Di indole pigra, passano la giornata adagiati sul fondo o tra le rocce a dormire, mentre di notte sono più attivi e si dedicano alla caccia di crostacei, molluschi e policheti dei quali sono ghiotti.

La fecondazione è interna e si compie attraverso una vera copula, che avviene in un modo che, ai nostri occhi, potrebbe essere giudicato come un atto di aggressione poiché il maschio trattiene la femmina afferrandola con i denti. È capitato molto spesso, nel passato, che alcuni visitatori dell’Acquario impauriti dalla scena siano accorsi in biglietteria ad avvertire che due gattucci si stavano “massacrando”, quando in realtà si stavano semplicemente accoppiando.

Le femmine depongono delle uova particolari, caratterizzate da grossi tuorli avvolti in un guscio corneo molto duro ma trasparente tanto che si può nettamente vedere l’interno e seguire ogni passo dello svilupppo. Le uova vengono generalmente fissate su colonie di gorgonie tramite 4 filamenti dall’aspetto molto simile a quello dei viticci, che possono raggiungere anche i 5 metri di lunghezza. Dopo 9-10 mesi avviene la schiusa: i piccoli gattucci sono lunghi circa 4 cm e sono subito autonomi. I gusci vuoti possono essere ritrovati molto frequentemente sulla battigia e in alcune parti d’Italia vengono simpaticamente chiamati borsellini delle Sirene.

[Articolo originale su Acquario Mediterraneo dell'Argentario. Nella foto: Gattuccio © A. Tommasi]

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Le caulerpe, l’indigena e le aliene

Le caulerpe sono alghe verdi appartenenti al phylum delle Chlorophyta.  Tutte le specie appartenenti al genere Caulerpa hanno uno stolone più o meno affondato nel substrato, che verso il basso produce dei rizoidi (strutture simili a radici ma che hanno la sola funzione di ancoraggio) ben sviluppati, utili ad ancorarsi in fondali molli come sabbia e fango, e verso l’alto delle fronde ad intervalli regolari, che costituiscono il loro tallo (così viene chiamato il “corpo” non specializzato in radici, fusto e foglie delle alghe).

La Caulerpa prolifera (nella foto) è una specie molto comune in Mediterraneo; le sue fronde a forma di foglia laminare la fanno sembrare molto simile alle piante superiori, tanto che a primo sguardo è difficile credere che sia proprio un’alga. All’inizio dell’inverno, lungo le nostre coste, le fronde cominciano a decolorarsi e si distruggono pian piano; lo stolone, invece, rimane vivo e vegeto e sviluppa i nuovi talli nellla primavera successiva. Questo non succede nelle coste sud del Mediterraneo, ad esempio quelle egiziane e marocchine, dove le fronde sono sempre presenti poichè l’escursione termica tra estate e inverno è minore.

Esistono altre due specie di Caulerpa, la taxifolia e la racemosa, che sono entrate da pochi anni in Mediterraneo e per questo sono considerate “aliene“. È detta aliena, infatti, una specie cha ha un’origine esterna rispetto all’ambiente nel quale viene introdotta, cosa che, nella maggior parte dei casi, avviene per mano dell’uomo. Talvolta le specie aliene possono avere un comportamento invasivo, cioè la loro diffusione diventa nociva per le specie indigene che tendono a scomparire e ad essere sostituite dalla nuova specie.

La Caulerpa taxifolia è stata ritrovata per la prima volta davanti all’Acquario di Monaco nel 1984 e si pensa che molto probabilmente alcuni talli di quest’alga siano stati accidentalmente buttati in mare durante le regolari pulizie delle vasche. Appena scoperta, la taxifolia formava una chiazza di pochi metri quadrati; ad oggi è stata segnalata in più di 100 stazioni di monitoraggio sparse in tutto il Mediterraneo.
Il ricoprimento totale fino ad oggi stimato è più di 5000 ettari. Quest’alga verde, chiamata così perchè il tallo assomiglia ad una foglia di tasso, si adatta bene ad ogni tipo di fondale, anche in ambienti scarsamente illuminati tanto che è stata ritrovata anche a 90 metri di profondità, dove in genere le alghe non riescono a sopravvivere a causa della poca luce. La taxifolia forma delle vaste praterie ricoprendo fittamente tutto il substrato e “soffocando” tutte le altre specie algali già presenti; per questo viene definita alga killer.

La varietà di Caulerpa racemosa che si è insediata in Mediterraneo è la cylindracea ed è originaria dell’Australia sud-occidentale; non si sa ancora con certezza come abbia fatto ad entrare nel nostro mare ma si ipotizza che sia passata dal Canale di Suez. Proprio come la taxifolia, essa ha una grande capacità di adattamento e forse è ancora più invasiva dell’altra. Il suo tallo è formato da fronde che hanno un aspetto simile a piccoli grappoli d’uva, e infatti nei paesi anglosassoni viene chiamata grape alga, cioè alga a forma d’uva. Sono ben poche le località mediterranee che ancora non hanno segnalato la presenza di quest’alga verde e l’Argentario, purtroppo, non è fra queste.

La colonizzazione di queste due alghe aliene sta destando molta preoccupazione nella maggior parte dei ricercatori, che sono molto preoccupati per la sorte delle specie mediterranee. Altri studiosi, invece, considerando il fatto che le due alghe si adattano bene anche in ambienti molto degradati, come quelli portuali, pensano che la loro presenza possa riqualificare queste zone dove la possibilità di vita delle specie algali è praticamente nulla.

[Articolo originale su Acquario Mediterraneo dell'Argentario. Nella foto: Caulerpa prolifera © A. Tommasi]

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Un laboratorio del Mare nostrum

Anche quest’anno, dall’11 al 15 Maggio, si è svolto il programma di educazione ambientale dal titolo “Stili di vita e comportamenti per uno sviluppo sostenibile”, previsto nell’ambito del progetto “Le chiavi della città” organizzato dal Comune di Firenze. L’evento, che viene riproposto ogni anno dal 2002 e che ha coinvolto una media di 650 partecipanti all’anno, ha visto protagonisti i ragazzi delle scuole medie del Comune di Firenze.

Le attività di biologia ed ecologia marina “Un laboratorio del Mare nostrum” proposte dall’Accademia Mare Ambiente, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e l’Assessorato alla Pubblica Istruzione di Firenze, mirano a far conoscere ai ragazzi ed insegnanti la biologia e l’ecologia del nostro mare, l’importanza della sua salvaguardia e le problematiche che lo affliggono come l’inquinamento e il cattivo sfruttamento delle sue risorse. Questa iniziativa si propone di dare la possibilità a tutti gli studenti di effettuare un percorso didattico composto da una esperienza pratica in mare ed una teorica relativamente alla Biologia ed Ecologia Marina del Mare Mediterraneo.

Appena arrivati a Porto S. Stefano i ragazzi e gli insegnanti si sono diretti subito all’Acquario Mediterraneo dell’Argentario dove hanno potuto visitare la struttura guidati dallo staff dell’Accademia Mare Ambiente. Al termine della visita i partecipanti al progetto si sono avviati verso il porto per imbarcarsi. Quest’anno l’attività pratica in mare si è svolta sulla nuovissima motonave Revenge, fatta costruire lo scorso anno dalla Vegastar srl, la società armatrice de “Le Crociere del Sole”, nel pieno rispetto delle vigenti normative ambientali. Ciò la rende idonea a navigare anche in ecosistemi marini delicatissimi o particolarmente tutelati come quelli dell’Arcipelago toscano; è stata la prima nave in Europa ad essere costruita con queste caratteristiche. La nave è lunga 40 m e larga 9 m, ha una portata di 400 passeggeri e, come le grandi navi da crociera, è dotata di stabilizzatori in modo da ridurre al minimo le oscillazioni dovute alle onde del mare.

Subito dopo aver lasciato il porto il comandante della nave, il sig. Paolo Loffredo, ha dato il benvenuto ai ragazzi, ha dato loro informazioni sulla motonave e li ha guidati in una piccola crociera nelle splendide acque del nostro Promontorio. Appena giunti al punto idoneo per effettuare l’immersione, la barca è stata ancorata, Mario Figoni e Mauro Solari, sub dell’A.M.A., hanno indossato la loro attrezzatura assistiti tecnicamente da Rinaldo Corsi e i ragazzi si sono seduti davanti ai grandi schermi di cui è dotata la motonave, per poter vedere in diretta le immagini che di lì a poco avrebbe mostrato la videocamera dei sub. Non appena le immagini sono apparse sugli schermi Francesca Birardi, naturalista, e Maurizio De Pirro, ecologo, hanno spiegato ai ragazzi cosa stavano vedendo, fornendo loro semplici nozioni di biologia ed ecologia marina e di comportamento animale. Gli stessi sub, indossando una particolare maschera (detta “gran facciale”) munita di microfono, hanno potuto parlare in diretta con i ragazzi.
Risalendo i sub hanno portato tre echinodermi (un riccio canuto, un’oloturia e una stella marina rossa) da mostrare ai ragazzi, allestendo così un vero e proprio laboratorio di biologia marina a bordo. I tre organismi marini sono stati subito riposti in un secchio d’acqua di mare e, dopo essere stati velocemente osservati per non creare loro troppo stress, sono stati ributtati in mare.

[vedi gli articoli originali con foto e filmati sul sito dell'Acquario Mediterraneo dell'Argentario]

[Nella foto: i ragazzi e gli insegnanti all'imbarco della motonave, © F.Birardi]

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Polpo o polipo?

Polipi - foto di Alessandro TommasiMolto spesso queste due parole sono erroneamente utilizzate come sinonimi per indicare i cefalopodi del genere Octopus; c’è addirittura chi pensa che “polipo” sia la forma più erudita e corretta di “polpo”.
Non c’è niente di più sbagliato: infatti il polpo ed il polipo, sebbene i loro nomi siano entrambi derivanti dal greco e significhino letteralmente “dai molti piedi”, sono due animali completamente diversi.

I polipi sono animali appartenenti al Phylum degli Cnidari. Sono organismi sessili (cioè vivono attaccati al fondo), il cui corpo ha la forma di sacco cilindrico con parete a doppio strato, all’interno del quale si trova la cavità digerente; nella parte apicale si inseriscono i tentacoli che circondano la bocca. I polipi possono raggiungere dimensioni variabili a seconda della classe a cui appartengono.
Bisogna fare una distinzione tra Cnidari che durante la loro vita presentano uno stadio polipoide giovanile e quelli esclusivamente polipoidi. La classe degli Scifozoi, di cui fanno parte le Meduse, appartiene alla prima tipologia. Questi animali, infatti, prima di diventare pelagici attraversano una fase giovanile in cui hanno forma di polipo e vivono, quindi, attaccati al fondo; i polipi si riproducono asessualmente fino alla trasformazione in medusa. Invece fanno parte della seconda tipologia gli Anemoni di mare e i Coralli entrambi appartenenti alla classe degli Antozoi, suddivisa a sua volta in due sottoclassi: Ottocoralli, con polipi che possiedono 8 tentacoli (ad esempio le Gorgonie) ed  Esacoralli, che hanno 6 o multipli di 6 tentacoli (come Anemoni ed Attinie). Gli Cnidari possiedono delle particolari cellule urticanti, dette cnidociti per lo più situate nei tentacoli.

Il polpo invece è un mollusco cefalopode (phylum Mollusca, classe Cephalopoda) privo di conchiglia; possiede otto tentacoli, che possono avere una o due file di ventose a seconda della specie. Al centro della corona di tentacoli si trova la bocca che termina con un becco corneo che serve per rompere i gusci delle conchiglie o le corazze dei crostacei di cui l’animale si nutre. I polpi riescono a muoversi molto rapidamente espellendo con forza l’acqua attraverso un sifone e sono molto abili a mimetizzarsi grazie alla contrazione e decontrazione di particolari cellule, che contengono pigmenti, chiamate cromatofori. In più possiedono la cosiddetta ghiandola del nero che secerne un liquido scuro che consente all’animale di sfuggire all’attacco dei predatori.

[Articolo originale su Acquario Mediterraneo dell'Argentario. Nella foto: polipi di Corallium rubrum © A. Tommasi]

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