La fabbrica di alcool da asfodelo
A Porto S. Stefano, a circa metà del 1800 era sorta una fabbrica che produceva un alcool molto particolare, poichè veniva ottenuto tramite distillazione dei tuberi di asfodelo, una pianta della famiglia delle Liliaceae molto comune e abbondante su suoli aridi e rocciosi come i nostri.
Nell’Ottocento, infatti, i vigneti di tutta Europa furono attaccati da diversi patogeni; uno di questi era la temutissima fillossera, un insetto di provenienza americana che attacca le radici della vite europea e le fa marcire. Scoppiò una grossa crisi economica e il prezzo dell’alcool salì alle stelle; in tutti i paesi europei si cominciarono a cercare piante alternative alla vite e nuove tecniche di distillazione.
All’Argentario il signor Natale Poidebard pensò bene di sfruttare le radici ingrossate e tuberiformi dell’Asphodelus ramosus, detto burrazzo o porraccio, e nel 1845 fece costruire uno stabilimento al Valle, tra la darsena e il poggio dei muracci, il colle dove oggi si trova il centro sociale per anziani di Villa Varoli. Il procedimento con il quale avveniva la produzione dell’alcool era costituito da vari passaggi che prevedevano il lavaggio dei tuberi, il loro schiacciamento, la fermentazione e infine la distillazione.
Alla fine dell’Ottocento, grazie ai progressi della conoscenza scientifica e tecnologica nel campo della viticoltura, si trovarono finalmente i rimedi contro i patogeni della vite: per combattere la fillossera, per esempio, bastò innestare la vite europea sulle radici di quella americana, che era resistente all’insetto.
Così le vigne dell’Argentario, semi-abbandonate per quasi 30 anni, ricominciarono ad essere coltivate e nel 1873 la fabbrica dell’alcool fu trasformata in uno stabilimento per la preparazione e iscatolamento delle sardine sott’olio.
[Articolo originale su Argentarionews. Nella foto: Asphodelus ramosus © F. Birardi]