Viaggio di una Naturalista intorno al Web

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Dedicato a chi ama il pesce crudo

cefaliQualche tempo fa, grazie ai racconti di un signore che ne è affetto, ho scoperto l’esistenza del nematode Anisakis simplex, da molti conosciuto erroneamente come “batterio“. Per i non addetti ai lavori i nematodi sono dei veri e propri vermi dal corpo cilindrico le cui specie conducono vita libera o parassitaria (vi rimando a wikipedia se ne volete sapere di più).

L’Anisakis appartiene al secondo gruppo, infatti è un parassita che vive negli intestini dei mammiferi marini. Questo vermetto dall’aspetto simile ad un capello bianco attorcigliato, lungo circa 2 cm quando srotolato, ha un complesso ciclo vitale: le uova vengono rilasciate attraverso le feci dei mammiferi marini; dopo la schiusa vengono ingeriti da crostacei dell’ordine degli Euphasiacea, cioè gamberetti comunemente conosciuti con il nome di krill. I crostacei vengono mangiati, poi, dai pesci e il nematode si incista in un involucro protettivo nelle pareti dei loro organi viscerali, o, occasionalmente, nei muscoli o al di sotto dell’epidermide. Il ciclo vitale si completa solo quando un pesce infetto viene ingerito da un mammifero marino; a questo stadio l’animale adulto esce dalla ciste protettiva e si riproduce.

Cosa succede ad una persona che mangia pesce infetto da larve di Anisakis? Se il pesce è stato ben cotto, non succede niente; il nematode, infatti, muore se esposto a temperature intorno ai 60°C. Se, invece, il pesce era crudo e non era stato preventivamente surgelato a -15°C per almeno 4 giorni si rischia l’infezione da anisakis, detta anisakidosi. I sintomi, che provocano le larve che si impiantano sulla parete del nostro apparato gastrointestinale e che possono manifestarsi anche dopo 6-8 ore dall’ingestione, sono dolori addominali, febbre e diarrea. Il problema è che, una volta infettati, è molto difficile liberarsi di quest’ospite e in alcuni casi si deve addirittura ricorrere all’intervento chirurgico per asportare la parte dell’intestino invasa dai parassiti.

Quindi, come ci insegna la saggezza popolare, è meglio prevenire che curare: fate attenzione a ciò che mangiate e ricordate che limone e aceto, in questo caso, non servono a niente!

[nella foto: cefali © A. Tommasi]

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